Lazzaretto Nuovo

Gerolamo Fazzini

Nel territorio lagunare veneziano si trovano molte isole minori, un tempo sedi di conventi, ospedali, comunità. Per una serie di ragioni (dalle soppressioni napoleoniche degli ordini religiosi, alle servitù militari e conseguenti dismissioni) queste realtà, oggi, in buona par- te sono abbandonate, in molti casi in condizioni di grave degrado. Un tempo, invece, queste isole avevano funzioni ben precise ed erano collegate con il centro storico di Venezia dai canali navigabili, lungo i quali si svolgevano i commerci della Serenissima, diretti alle rotte adriatiche o alle vie fluviali dell’interno; avevano foresterie come luoghi di sosta, in caso di avverse condizioni atmosferiche servivano da riparo, con “cavane” (rifugi) per le imbarcazioni allora condotte a remi. Erano isole che nel loro complesso formavano il vasto terri- torio di un’unica grande città. Vi si svolgevano molte attività eco- nomiche: dalle saline ad una serie di produzioni e coltivazioni, alla pesca, ai mulini, fino a molte attività industriali. Alcune di queste isole svolgevano inoltre particolari funzioni di tipo sanitario.

Venezia, porto di mare, nel Medioevo emporio internazionale, epicentro di un’economia basata sugli scambi tra l’Europa e l’Orien- te, era punto d’arrivo delle rotte dal Mediterraneo e da tutto il mondo allora conosciuto. Con le navi, assieme ai preziosi prodotti orientali, giungevano però in laguna anche malattie sconosciute e incurabili, che spinsero la Serenissima ad organizzare particolari difese. nel 1423 fu istituito un luogo di isolamento per i malati di peste (primo ospedale di questo genere) in un’isola vicina al lido allora sede di un convento intitolato a Santa Maria di nazaret (da cui il nome “nazaretum” e quindi “lazzaretto”).

Un secondo lazzaretto, detto “novo”, con compiti di osserva- zione e di prevenzione dei contagi fu istituito nel 1468, nella parte opposta della città. Curiosa e interessante è la storia di quest’isola. navi ed equipaggi “sospetti”, provenienti in genere dal levante, do- vevano restarvi in “contumacia”, cioè in isolamento per quaranta giorni (da cui il termine di “quarantena”). le mercanzie venivano sottoposte ad “espurgo” (“sboro”), cioè disinfettate. A seconda delle varie tipologie (sete, cotoni, lane, tappeti, tessuti, pelli o pellicce, etc.) si adottavano procedure differenti: dall’esposizione all’aria, a fumi di sostanze aromatiche (ginepro, rosmarino), ad aceto, acqua bol- lente, acqua salata.

Lungo le pareti del cinquecentesco Tezon Grande, principale edi- ficio del lazzaretto novo, in anni recenti completamente restaurato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, si conservano ancora scritte e disegni originali lasciati tra la fine del 1500 e gli inizi del 1600 da guardiani, mercanti e “bastazi” (facchini), che costitui- scono un “corpus” storico-epigrafico di grande interesse. Ci sono una gran quantità di marchi commerciali, racconti di viaggio, disegni di navi, galee e galeoni, arrivati da Costantinopoli /Bisanzio, napo- le de Romania (nauplia), Cipro, Alessandria d’Egitto, insieme a date, simboli, lettere, nomi, decorazioni, stemmi, segni religiosi, eso- terici, misteriosi, che insieme ai reperti, esposti nelle vetrine, che pro- vengono da scavi tuttora in corso nell’isola (ceramiche, monete, vetri, oggetti per uso personale metallici e in osso), testimoniano la vita par- ticolare che si svolgeva in questa specie di Ellis Island ante litteram.

Un Priore laico, funzionario del Magistrato alla Sanità (appo- sita magistratura che aveva compiti di organizzare il sistema sani- tario generale veneziano), era incaricato per quattro anni del buon funzionamento del lazzaretto novo. Definito custode geloso, cioè attento, dell’isola, il Priore doveva tenere in appositi registri movi- menti di merci e passeggeri, testamenti e inventari. Doveva sovrin- tendere alle operazioni di espurgo delle merci, effettuare personal- mente la fumigazione delle lettere con crivello e foghèra, sequestrare le armi, impedire schiamazzi, giochi d’azzardo o che si praticasse la pesca nei canali circostanti. Doveva inoltre badare al rifornimento dei pozzi, osservare che i vivandieri porgessero i cibi con ceste fissate su pertiche lunghe 3 o 4 braccia, firmare le Fedi di sanità, cioè i cer- tificati di abilitazione sanitaria dopo i periodi di quarantena, facen- do particolare attenzione che i passeggeri, prima che se ne andassero, ripagassero le spese per eventuali danni agli alloggi. Sappiamo che vestiva con un soprabito azzurro, calzoni neri, calze rosse, usava un cappello a larghe tese e circolava armato. Doveva tenere tutte le chiavi e chiudere le porte all’alba e al tramonto. nel caso che qualcu- no si ammalasse doveva farlo subito separare dagli altri e farlo por- tare all’altro lazzaretto, detto “Vecchio”, ospedale vero e proprio. In periodo di pestilenza, doveva badare all’operato di medici, preti, bastasi e pizegamorti (becchini). Collaborava con lui il medico, classica figura emblematica della peste, con la sua maschera a forma di lungo becco adunco, cappello, occhiali, bastone e ampia veste nera. Il suo abbigliamento derivava in realtà dall’esigenza pratica di di- fendere il medico dal possibile contagio che si pensava avvenisse at- traverso l’aria. la maschera era una sorta di filtro, contenente erbe aromatiche disinfettanti: rosmarino, aglio, ginepro.

Il lazzaretto nuovo è una delle poche isole minori della la- guna ad aver conosciuto un destino fortunato. Dopo la dismissione nel 1975 da parte del Ministero della Difesa, ha visto inizialmente alcuni anni di abbandono, nel corso dei quali sono avvenute gravi azioni vandaliche, ma l’azione di alcune associazioni di volontari ha saputo arrestare questo processo, garantendo la custodia dell’in- gente patrimonio presente e favorendo nel contempo un progetto ge- nerale di recupero con importanti interventi di restauro.

Oggi l’isola è un’area storico-monumentale e anche naturalistica, circondata com’è da barene, visitabile da aprile a ottobre, il sabato e la domenica, in altri periodi su prenotazione, raggiungibile con i mezzi pubblici, di grande interesse nella laguna nord di Venezia. 

 

Gerolamo Fazzini è un archeologo italiano e presidente di Ekos Club Onlus, concessionaria del Lazzaretto Nuovo