Profumi

Giulietta Bazoli

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Per molti secoli, l’Oriente è stato riguardato come patria di tutti i profumi: tra realtà geo- grafica e mito favoloso, è dal ventre dell’Asia che, per gli Europei di un tempo, scaturivano tutte le essenze più raffinate e potenti. In que- gli stessi secoli, all’idea di Oriente si associava immediatamente quella di Venezia, punto di partenza o luogo di passaggio obbligato per tutte le strade che conducevano ver- so i regni raccontati dalle Mille e una Notte o dal Milione di Marco Polo. Era la via della seta, ma anche la via delle spezie e, quindi, delle materie prime da sempre impiegate per produr- re sostanze odorose, balsami, unguenti per il corpo. A Venezia, dunque, più che in qualsiasi altra città d’Europa, le squisitez- ze odorose in arrivo dai porti d’Oriente, si radunavano come nel grande crogiolo di un alchimista, prima di spandere ver- so nord e verso Occidente i loro odori e i loro poteri balsamici. 

Inutile chiedere al medio evo – o anche all’età che precede immediatamente l’alba della medicina scientifica – una distinzione netta fra profumo, medicinale, innocua essenza odorosa e potente sostan- za capace di alleviare i dolori o di risanare qualche parte del corpo, o persino di agire sullo spirito: così, quelli dell’Arte profumatoria sono, ancora nella Venezia del Seicento, veri e propri Secreti, cioè conoscenze arcane da trasmettere con prudenza o da custodire gelo- samente. O almeno, da trattare come nozioni delicate e iniziatiche.

Agli occhi degli incolti, le botteghe degli erboristi, nelle quali si esercitava quell’arte, traboccavano di ingredienti strani e por- tentosi, provenienti dal regno vegetale – come la mirra, l’olibano, il dragante, la macalep – o da quello minerale – come le polveri della tuzia, il vetriolo, il borace – e persino da quello animale – come il fiele di bue o il miele. Per non parlare della mumia, sostanza che si ricavava appunto dai corpi imbalsamati degli antichi Egizi, e che per secoli fu usata per la confezione di prodotti medicinali. Entrare in un’antica fabbrica di profumi significava, insomma, accedere in un mondo magico, che ancor oggi ci viene incontro dalle pagine dei Secreti nobilissimi dell’arte profumatoria pubblicati da Giovanni Ventura Rossetti nel 1555: un’edizione anastatica dell’edizione stampata a Bologna nel 1672, con trascrizione e glossario moderni, è appena stata pubblicata a cura di Franco Brunello e Franca Facchetti, Anna Messinis e Giancarlo Ottolini. Si tratta di un vero e proprio ricettario a disposizione di chi volesse curiosa- re in quel mondo, o anche provare a rimetter mano a mortai e alambicchi, per cercare di riesumarne i prodotti ormai dimenticati: capitoli «ne’ quali s’insegna a fare Ogli, acque, paste, balle, moscardini, uccelletti, paternostri, e tutta l’arte intiera come si ricerca sì nelle città di Napoli, come in Roma e in Venezia, & molte città d’Italia». I secreti, insomma, non sono più segreti. 

 

Giulietta Bazoli è una studiosa del Settecento veneziano presso l'Università Ca' Foscari di Venezia